IN A LOSER'S LIFE



...

Se e' mai esistita una qualche sorta di certezza nella mia vita..
Durante questi anni vissuti strisciando in questa maledetta terra..
Beh questa e' la triste consapevolezza di essere sempre stato..
un perdente. Un misero perdente.


Fin dal giorno in cui mia madre ha deciso di mettermi al mondo.
Ahh, grande donna, mia madre..! Peccato che mi abbia sempre detestato, nel profondo del cuore. Uhm, ok, forse mi odiava in maniera molto piu' concreta, visto che i suoi schiaffoni sono i primi ricordi che ho di lei. Mah, forse somiglio troppo a mio padre.. hmm.. beh, potrei dirlo se solo mi ricordassi la sua faccia, pero' e' sicuro che..
Ma che diavolo..

"Guarda dove vai, imbecille!"
Voglio dire, ci passano tre carri su questa strada e proprio addosso a me e al mio masso preferito dovevi venire!?

Mi guardo intorno, raccolgo un sassolino e glielo lancio contro. Wow! Non sono mai stato cosi' preciso.. preparo immediatamente la modalita' "non sono stato io", ma non faccio neanche in tempo ad infiliarmi un dito nel naso che quel tizio, un energumeno dai folti capelli verdi, ha gia' polverizzato la mia arma volante, probabilmente con la sua spada. Dico probabilmente perche' ha fatto tutto cosi' velocemente che l'unica cosa che ho avvertito e' stato il "click" di una lama riposta nel fodero.

"Oh mamma.. ehm, senti.. io, uhm.."
Stefan lancia un'occhiata perplessa in mia direzione, poi scrolla le spalle e riprende la sua bizzarra passeggiata.

..chi lo capisce e' bravo. Chissa' se...? Mah, comunque, per fortuna che non se l'e' presa, altrimenti avrei fatto la fine del sassolino. Forse.
Mentre mi risistemo sul masso al quale ero appollaiato (avevo gia' attivato la modalita' "fuga"), mi accorgo che l'accampamento e' in fermento. Sara' ora di pranzo? Mah, non mi interessa.. non ho fame.. e poi non mi va proprio di partecipare alla lotta del cibo. L'ultima volta sono stato fulminato da Ilyana.. senza contare la gomitata nell'occhio che mi ha rifilato Kieran mentre si sbracciava e annunciava il suo nome a Sothe che l'aveva scavalcato nella fila. Mi accontentero' degli avanzi.. oppure andro' a pizzicare qualcosa dl pranzo di Astrid.. tanto quella non si lamenta mai.
Bene, dov'ero rimasto coi mei pensieri? Ah gia', mio padre. Dovete sapere che mia madre l'ha sempre odiato, quell'uomo.. forse e' per questo che e' scappato di casa che ero ancora piccolo.. beato lui.. anche perche' poi la mia cara mammina ha deciso che sarei stato io il suo successore.. il suo, diciamo, "qualcuno" su cui sfogare la rabbia, considerato anche che, come lei usava ripetermi sempre (mentre mi picchiava), io ero tale e quale a quel bastar...

...

Una goccia. Due gocce. Entrambe cadute sul palmo disteso della mia mano destra.
Tre, Quattro.
Cinque.
Abbozzo un sorriso. Speriamo.. speriamo...

Non mi sbaglio: le prime, timide gocce suonano sempre come un dolce preludio all'acquazzone che gia' adesso impervia sul gremito accampamento. Il palmo rilassato, ora completamente zuppo, si serra in un pugno, stretto, trionfante. Il sorriso tramonta dal mio volto, lasciando il posto ad un ghigno diabolico, mentre lo sguardo perso nel vuoto si disfa e si concentra per un istante in uno scintillio determinato.

Finalmente.. Finalmente!

A chi tocchera', oggi? Mi alzo di scatto. Per l'impeto quasi inciampo su me stesso. A passi decisi e pesanti mi dirigo verso il cuore dell'accampamento. Tanta gente. Troppa: chi corre, chi cammina, chi cerca riparo dalla pioggia.. Li passo in rassegna tutti: Donne, bambini, Laguz.. soldati. Tra di loro ci dev'essere qualcuno adatto allo scopo.. aspetta..

Accenno una smorfia che potrebbe ricordare un sorriso e mi fermo. Riconosco quella tenda. So chi la abita, e so che lui in questo momento stara' di sicuro pranzando da solo, lontano dalla ressa.
Sogghigno maleficamente, per la gioia mi lascio andare ad una fragorosa risata, che pare attirare solo l'attenzione della pioggia, in quanto essa, beffarda, mi risponde trasformandosi in splendida grandine. Tutt'intorno a me c'e' il caos. Mi tremano le gambe e le braccia.
Fingendo calma, sposto il telo d'ingresso ed entro nella tenda.

Shinon e' proprio dove e come mi aspettavo che fosse.

E' forte. E' bello. La gente lo rispetta. Ha quell'aria da sbruffone anche quando e' solo. Anche quando lo osservi alle spalle.
Shinon rappresenta tutto cio' che io non sono mai stato. Tutto cio' che ho invidiato.
Il vento ulula forte, sembra quasi cantare seguendo le meravigliose note che la grandine genera ticchettando rumorosamente contro la tenda.
Come seguissero quel magico canto, le mie gambe mi portano a due passi da quel grande uomo.
La mano scivola istinitivamente sul pugnale d'argento che tutti i membri della mia famiglia portano sotto la cintura.. ma si arresta a meta' strada. Chiaro.. non POSSO usare quell'arma. Che stupido.
Allora.. La faretra che ha alle spalle Shinon. Le sue frecce potrebbero andar bene. Diamine, non se ne separa neanche quando mangia. Scommetto che tiene il suo arco letale da qualche parte a portata di mano.
Allungo le dita, e tentando un movimento furtivo sfilo una delle sue frecce.. ma vengo tradito dai tremori dell'eccitazione..

Shinon balza in piedi, e in una frazione di secondo ha impugnato il suo arco, spuntato da chissa' dove, e ha gia' preparato l'arma a trapassare il corpo di qualunque essere vivente fosse stato cosi' stupido o abile da riuscire a sorprenderlo alle spalle.
Che guerriero formidabile. Sono contento di aver scelto lui.
"Chi diavolo sei!?" Esclama, freddo come il ghiaccio.. purtroppo pero' la sua espressione determinata e il suo sangue freddo si sciolgono, lasciando immediatamente il posto ad uno sgomento quasi palpabile. Il suo sguardo si fissa sulla freccia che gli ho rubato.

"FORZA, UCCIDIMI!" Grido, mostrando il petto, il cuore, sovrastando la sinfonia del ghiaccio e del vento intorno a noi due.
"UCCIDIMI, SHINON! PONI FINE ALLA MIA MISERA ESISTENZA! UCCISO DA UNO COME TE, POTRO' SPARIRE SENZA RIMPIANTI!"

Un fremito, un attimo di debolezza prende il sopravvento nella sua mente: ma il corpo temprato dalle mille battaglie non si lascio' intimidire piu' di tanto, visto che le sue dita avevano gia' scoccato la loro sentenza di morte.

..Che oltrepassa il mio corpo e si perde nella tempesta fuori dalla tenda, assassinando forse una decina di chicchi di grandine.

"Peccato.." mormoro, quasi deluso, mentre trafiggo il collo snello di un terrorizzato, irriconoscibile Shinon.

Posso sentire la sua vita scivolare via, fuggire dal guscio che la conteneva.
Mentre il sangue comincia a sgorgare copioso dalla ferita mortale, lascio il suo agonizzante corpo raggiungere il suolo, con un tonfo sovrastato ma contemporaneamente magnificato dall'impetuoso frastuono di un fulmine caduto beffardo proprio in quel momento, come a sentenziare definitivamente la fine di una vita gloriosa.

"Peccato.." Mormoro di nuovo. L'eccitazione ora e' svanita, svuotata e sostituita da un misto di soddisfazione, tristezza e delusione.

Rimango a fissare il suo sguardo vacuo, spento, terrorizzato.
Sara' stato per un secondo? Per tre ore? Per due giorni? Non lo saprei dire.. so solo che adesso che distolgo lo sguardo da lui.. mi rendo conto che la tempesta si e' placata.
Fuori il sole ha ripreso il suo legittimo posto, lassu', nel cielo.. un cielo di un blu terso spaventosamente bello.

"Peccato.." Mormoro ancora una volta, tra me e me, lanciando un ultimo, definitivo sguardo alla tenda alle mie spalle, mentre dirigo i miei passi pigri verso il tanto amato masso.

...

Il guerriero e' morto.. senza onore, temo.
Quando aveva capito che era giunta la fine, perse ogni spavalderia, ogni fierezza, ogni orgoglio..
E' morto come muore un qualsiasi pezzente.
E' morto senza saperne il perche'.. se n'e' andato senza neanche conoscere il suo assassino.
Perche' vedete, io...

...

Non ricordo ne' come, ne' quando sono MORTO. Non ricordo nemmeno il mio nome.

Se e' mai esistita una qualche sorta di certezza nella mia vita..
Durante questi anni vissuti strisciando in questa maledetta terra..
Beh questa e' la triste consapevolezza di essere sempre stato..
un perdente. Un misero perdente.

Adesso che sono morto, e vago come un fantasma, invece, le cose sono cambiate. Ho uno scopo.
Voglio sapere cos'e' successo in quegli unici momenti che non riesco a rievocare. Sono sicuro che stando in questa compagnia, prima o poi, riusciro' a scoprire la verita'.

...

Poi..
adesso che sono morto..
quando piove..
quando scelgo le mie vittime..
quando le uccido..

solamente in questi momenti, ironicamente.. posso DAVVERO affermare, per la prima volta.. di sentirmi VIVO.


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